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Dopo anni di lavoro, è stato portato finalmente a compimento il restauro del ciclo di affreschi che decorano il tiburio dell’Abbazia di Chiaravalle, grazie a Intesa Sanpaolo che ha inserito questo intervento nell’ambito di "Restituzioni", programma di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese, promosso e curato dalla Banca e gestito in collaborazione con le Soprintendenze archeologiche e storico-artistiche.
I lavori di restauro – eseguiti sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Storico Artistici ed Etnoantropologici di Milano dal laboratorio Nicola Restauri in Aramengo (TO) – erano iniziati nel 2002 con fondi ministeriali e sono stati portati a termine grazie ai finanziamenti erogati nel biennio 2008-2009 da Intesa Sanpaolo. L'inaugurazione ufficiale è avvenuta venerdì 5 marzo.
Il lungo intervento ha interessato l’impresa artistica più importante per qualità e completezza in Lombardia del periodo pre-rinascimentale: una straordinaria decorazione pittorica trecentesca che coinvolge l’intero spazio interno del tiburio: sotto il cielo stellato della calotta della cupola, i quattro Evangelisti, accompagnati, con ogni probabilità, da altrettanti Profeti e Dottori della Chiesa, annunciano la sequenza di Santi e Beati connessi all’ordine cistercense delle pareti del tamburo. Il registro inferiore narra le Storie della Vergine post Resurrectionem secondo il racconto diffuso della Legenda Aurea, legate alla morte e all’ascesa al cielo della Vergine.
L’intervento di restauro è stato preceduto e accompagnato da analisi e
indagini strumentali non distruttive, finalizzate allo studio delle
fenomenologie di degrado, delle tecniche esecutive, dei materiali
originali e di quelli utilizzati negli interventi precedenti. In questo
modo è stato ad esempio possibile distinguere le diverse fasi temporali
di intervento e le diverse mani e personalità operanti all’interno della
chiesa, permettendo di individuare, almeno sommariamente,
l’organizzazione dell’intero cantiere.
È stata confermata la presenza di due maestri, il primo dei quali di
provenienza lombarda, il cosiddetto “Primo Maestro di Chiaravalle”,
responsabile della decorazione della cupola della torre nolare e del
ciclo del tamburo, e il secondo, identificato con Stefano fiorentino,
ricordato da Giorgio Vasari nelle sue Vite come il miglior
allievo di Giotto, cui si deve il ciclo con le Storie della Vergine
post Resurrectionem.
È stato inoltre possibile all’interno di quest’ultimo ciclo cogliere
differenze stilistiche ed esecutive che attestano la presenza di altri
pittori, probabilmente allievi e collaboratori dello stesso Stefano.
L’artista, attivo con una bottega di pittori toscani dei quali
rappresentava la personalità di maggior spicco, fu anche padre di
Giottino, altro grandissimo artista fiorentino strettamente connesso
alla tradizione di Giotto. Stefano rappresenta la vena più gotica di
questa tradizione pittorica, che Vasari descrive in due parole di grande
fascino e chiarezza come “pittura dolcissima e tanto unita” per
indicare l’attenzione alla rappresentazione della dolcezza dell’animo
attraverso i volti e la capacità di fondere i colori per effetto del
pulviscolo atmosferico.
Le pagine che Giorgio Vasari dedica a Stefano Fiorentino, così come
quelle di prestigiosi storici precedenti, dal Ghiberti al Libro di
Antonio Billi, gli riconoscono grande autorevolezza e citano anche il
ciclo di Chiaravalle tra le sue opere fondamentali. Sappiamo dalle fonti
che Stefano si ammalò e abbandonò bruscamente i suoi lavori di Milano.
Il ciclo di Chiaravalle infatti mostra un repentino cambiamento e un
passaggio del cantiere alle sua maestranze, che seguirono in linea di
massima il disegno del maestro. Proprio a causa di ciò, per la mancanza
di punti di riferimento sicuri per la ricostruzione della personalità
dell’artista, la critica ha stentato a riconoscere la sua presenza a
Chiaravalle. L’attività dell’abbazia in questo periodo, del resto,
rientrava nel fermento e rinnovamento culturale che caratterizzò la
politica dei Visconti.
In occasione del restauro degli affreschi giotteschi dell’abbazia di
Chiaravalle, Electa ha pubblicato, in collaborazione con Intesa
Sanpaolo, il volume Un poema cistercense. Affreschi giotteschi a
Chiaravalle Milanese, che documenta per la prima volta in modo
esaustivo e analitico l’importante ciclo pittorico.

Il testo di Sandrina Bandera ricostruisce in modo puntuale e completo la
storia degli affreschi, dalla costruzione del tiburio, alla
committenza, alla formazione delle personalità coinvolte nel ciclo
pittorico. Il saggio di Mina Gregori si sofferma invece sulla
personalità di Stefano Fiorentino e ripercorre la letteratura critica di
cui è stato oggetto di studio.
A corredo di questi qualificati interventi il volume presenta una
documentazione spettacolare di tutti gli affreschi che consente di
scoprire episodi, dettagli e aspetti ad essi relativi, grazie a più di
duecento immagini tra cui molti particolari a grandezza naturale 1:1. La
riproduzione del ciclo pittorico ha richiesto una campagna fotografica
apposita, realizzata da Antonio Quattrone. Oltre ai saggi critici alcuni
testi essenziali illustrano i procedimenti e le scoperte derivati dal
restauro.
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