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Le rondini del borgo Crea PDF Stampa la pagina Invia ad un amico

Settembre 2005

A quest’ora saranno già lontane, sulle rotte del sud, verso l’Africa. Da Milano a Città del Capo, loro possibile ultima meta, sono 10.000 chilometri, a spanne: un bel viaggio davvero!

Le rondini del borgo

Chi ha la fortuna di abitare a Chiaravalle le rondini, in particolare quelle nostrane, della specie Hirundo rustica, se le gode proprio. Nonostante siano a rischio di estinzione – e per questo protette: ricordate la notizia di cronaca di fine agosto, quando a Rozzano sono state fermate le ruspe per salvare un nido con i rondinini, in attesa che volassero via? – da noi sono in aumento. Quest’anno, solo nel nostro caseggiato, hanno fatto dieci nidi, mentre l’anno scorso erano tre. E se ne sono andate da poco, dopo un grande raduno e i preparativi per la migrazione verso lidi più ameni. Finito l’inverno, tornerano nell’emisfero boreale per ricominciare un altro ciclo: le rondini, da noi, fanno ancora primavera…

Le abbiamo viste arrivare alla spicciolata, a marzo, e a coppiette cominciare a metter su casa. I tre nidi del 2004, esattamente nello stesso punto; poi si sono aggiunti quelli nuovi in cortile, nelle scale comuni, nel cavedio. Tutto un frullare d’ali e un lavorio di becchi, per costruire l’intelaiatura di paglia e fango, con pezzetti di legno a sostenere l’architettura centrale e piumette per arredare gli interni. Un vero prodigio della tecnica animale.

Una volta sistemato il nido e compiute le cerimonie nuziali, le femmine si sono presto date alla cova. Una media di 3-4 uova ognuna, ben protette nella loro casetta. Ma un brutto giorno uno dei nidi viene rotto da un colpo maldestro dato con la scopa per togliere delle ragnatele. Tragedia: tre uova cadute sul ballatoio, la sciora del primo piano in gramaglie, mamma e papà rondine a volteggiare disperati sul nido spaccato. Poi, un paio di giorni dopo, il miracolo: gli uccellini ricostruiscono casa, la mamma si rimette in cova. La vita trionfa.

I rondinini sono nati a scaglioni, nido dopo nido, tra aprile e agosto. Per giorni li vedevamo crescere, affacciarsi pian piano con i loro pigolii all’orlo del nido, tendere il collo col becco aperto alla madre che faceva la spola con insetti e vermini. Finché erano tanto grossi da non starci più dentro, e sporgevano col petto chiaro e il piumaggio arruffato in attesa di spiccare il gran balzo. Al primo volo, tutto un affollarsi delle madri, a far loro coraggio, a incitarli, finché non spiegavano le ali e… via!, con un tuffo al cuoricino e una scivolata a rasentare i muri del caseggiato. Per una giornata intera, i cuccioli facevano le prove, con giri sempre più vorticosi tra cortile e tetto, quasi increduli delle loro straordinarie capacità. Poi, dopo un altro paio di giorni di allenamento, eccoli sparire, a esplorare l’orizzonte, oltre il borgo, verso chissà dove. Uno per volta, i nidi sono rimasti vuoti. Ma le rondini torneranno, a marzo 2006, e saranno molte di più. Di questo passo, tra qualche anno, nel borgo ci saranno più rondini che umani...

 

 

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