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Chiaravalle e la sua storia Crea PDF Stampa la pagina Invia ad un amico

Queste note storiche - in via di ampliamento - sono il frutto di notizie e informazioni raccolte anche grazie a interventi e scritti di Mariella Borasio, Maria Pia Bortolotti, Luisa Chiappa Mauri, Giuliana Fantoni, Giovanni Liva, oltre che da testi di diversi autori (vedere Letture).

Chiaravalle, milanese dal 1923

L'abitato di Chiaravalle e l'Abbazia fanno parte del territorio comunale di Milano dal 1923, quando, insieme ad altri dieci comuni di periferia (Greco, Turro, Affori ecc.), vengono annessi alla città per dare più ampio respiro alla "grande Milano".

Ma la storia di Chiaravalle, almeno quella documentata, risale al XII secolo e alla costruzione dell'Abbazia, fondata nel 1135 in una località chiamata Bagnolo in loco Roveniano. Il nome di Chiaravalle deriva da quello dell'abbazia francese di Clairvaux, fondata da Bernardo di Fontaines in Borgogna.

Nel novembre del 1134 giunge infatti a Milano un gruppetto di Cistercensi provenienti da Clairvaux e vengono ospitati dai benedettini di Sant'Ambrogio. Con loro è Bernardo, di passaggio a Milano nel suo 'giro diplomatico' dedicato al sostegno di papa Innocenzo II (1130-1143), contro il quale è stato eletto l'antipapa Anacleto II (? - 25 gennaio 1138).

Come il resto dell'Europa, anche l'Italia è divisa dallo scisma, che è soprattutto politico, dato che Innocenzo è sostenuto da Lotario II di Supplimburgo (ca 1060 - 1137), re di Germania e d'Italia dal 1125, mentre Anacleto è  sostenuto da Corrado di Svevia (ca 1093 - 1152), avversario di Lotario e pretendente al trono.

Milano in lotta

In questa diatriba Milano è coinvolta direttamente: decisa a far fronte alle pretese imperiali di Lotario, parteggia per Corrado e nel 1128 lo elegge in Sant'Ambrogio re d'Italia, con l'appoggio dell'arcivescovo Anselmo della Pusterla. Lotario, alleatosi con le città lombarde nemiche di Milano, viene invece incoronato imperatore a Roma, in San Giovanni in Laterano, dal legittimo pontefice Innocenzo II, mentre l'antipapa Anacleto, sostenuto dai milanesi, si rifugia in Vaticano.

All'arrivo a Milano di Bernardo, chiamato in Italia da Innocenzo II per partecipare al concilio di Pisa, la sua predicazione risulta evidentemente convincente, perché il clero milanese depone Anselmo e vorrebbe addirittura eleggere come vescovo della città proprio Bernardo, che però declina l'offerta.

Decide invece di fondare in una zona incolta e acquitrinosa a sudest della città, fuori Porta Romana, una nuova abbazia, che prenderà il nome di Chiaravalle da quelle borgognona di Clairvaux. Lascia pertanto a Milano un gruppo di discepoli, per raccogliere fondi in favore della nuova costruzione. Le terre vengono donate dai milanesi - in particolare il monastero sarà eretto sulla terra di un certo Girardo Agonis, a 4 miliaria , più di 7 km, dalla città - e i lavori per la costruzione dell'abbazia partono presto: la data ufficiale, riportata da una lapide situata sulla porta che dal chiostro portava alla chiesa, è il 22 gennaio 1135, e già il 22 luglio viene inaugurato un primo edificio, di cui però nulla è rimasto.

Non esistendo la carta di fondazione dell’abbazia, si è assunta tale lapide come il più valido documento di fondazione del monastero, che del resto risulta già esistente in alcuni atti di compravendita stipulati nell’ottobre dello stesso anno.

Alcuni autori ritengono in realtà che già nel 1134 fosse iniziata la costruzione del monastero e nel gennaio 1135 i monaci vi si fossero insediati stabilmente, a costruzione ultimata, alla presenza dello stesso San Bernardo durante una sua seconda visita. Altri invece pensano che una tale ipotesi sia da escludersi perché in un così breve lasso di tempo (circa sei mesi) sarebbe stato impossibile costruire un monastero di tali dimensioni: quindi la data in discussione è da riferirsi alla posa della prima pietra. Si può ritenere attendibile un’ipotesi di fondazione nel 1134 e ultimazione nel 1135 dato che in genere il primo insediamento dei monaci era molto modesto, sia per le dimensioni sia per i materiali impiegati, come il legno invece della pietra, insieme ad altri di recupero di costruzioni rurali.

Da Roveniano a Chiaravalle

La località di Roveniano mutò ben presto nome in Chiaravalle e nelle sue forme dialettali Caravalle o Ciaravalle o Gieravalle. La campagna era punteggiata di boschi, terreni incolti, prati e pascoli che costituirono i primi acquisti del monastero. La zona circostante era fittamente popolata: intorno sorgevano i villaggi di Bagnolo (di cui faceva parte Roveniano), Madreniano, Nosedo, Vaiano, Maconago, Poasco, Tarzonum (ora cascina Tecchione), Sorigherio e San Donato, che a poco a poco vennero inglobati nella proprietà del monastero.

Vicino inoltre scorreva la Vettabia, uno dei corsi d'acqua più importanti del settore meridionale dle contado di Milano. Le sue acque erano intensamente sfruttate per far girare le pale dei mulini ad acqua costruiti lungo il suo corso, mulini che in breve tempo dievnnero di proprietà del monastero e venivano utilizzati per macinare il grano piuttosto che per fabbricare panni di lana.

Col tempo, l'abbazia cominciò a espandersi acquistando terreno lungo le direttrici per Pavia e Lodi, nei territori che, posti al confine tra Milano e Pavia, costituivano una fascia di pianura che dal Ticino raggiungeva il Lambro meridionale: dal punto di vista ecclesiastico appartenevano in gran parte alla diocesi di Milano, politicamente gravitavano su Pavia, ed erano consideratai 'luoghi dell discordia', esposti a subire le conseguenze del continuo stato di tensione esistente all'epoca fra le due città rivali.

Per delimitare e difendere il territorio milanese dalle incursioni pavesi era stato scavato il Ticinello o fossatum Communis, che correva a nord di questi loci discordiae, e numerosi castelli (castra) segnavano il confine da Rosate a Farabasiliana attraverso Binasco, Badile, Vione, Lacchiarella, Siziano, sino a raggiungere Torrevecchia e il castrum sancti Ambrosii di Zivido al Lambro.

La costruzione dell'Abbazia

Solo intorno al 1150-60 viene iniziata, da est verso ovest, la costruzione dell'attuale chiesa, con pianta interna a croce latina con tre navate, transetto aggettante e abside rettilinea, affiancata da un chiostro quadrato su cui si affacciano gli edifici del monastero.

Il materiale scelto per la costruzione è il laterizio, abbondante nella zona. I lavori hanno inizio dalla orientale della chiesa, con abside e coro, per consentire in breve tempo l'avvio delle pratiche religiose, insieme al dormitorio e agli ambienti comuni per i monaci.

Nel 1196 vengono consacrati i primi altari e il 2 maggio 1221 l'arcivescovo Enrico Settala consacra la chiesa ultimata.

Espansione di Chiaravalle

Tra il secolo XIII e XIV, la proprietà dell'abbazia di Chiaravalle consiste di 61.986 pertiche milanesi, pari a 4037 ettari, situati nella zona meridionale e sud orientale dell'attuale provincia milanese, a una distanza dall'abbazia di circa 20 chilometri. Gli antichi statuti dell'ordine cistercense indicano infatti in una giornata di cammino, pari appunto a una ventina di km, la distanza massima tra l'abbazia e le sue proprietà.

La terra monasterii vera e propria, circostante il monastero, era di 1300 pertiche.

L'intero patrimonio fondiario dell'abbazia era diviso in diverse possessioni: la più antica, formata tra il 1136 e il 1163, era quella di Villamaggiore e comprendeva il territorio omonimo, quello di San Fiorano e Consonno, e confinava con quella di Vione, vicino alla Granzetta, in territorio di Siziano. Più a sud, lungo il Lambro meridionale, si trovava un altro  nucleo compatto di proprietà: Torreveccia, Vigonzone, Zibido. Più vicino a Milano c'era la possessione di Tolcinasco, poco lontano Viquarterio e più a sud Mandrino.

Lungo la Vettabbia si stendevano i prati irrigati da una complessa rete di rogge e fossati, più oltre c'erano i beni di Nosedo e Vaiano, a est verso la via Emilia le proprietà di San Martino e San Donato.

A Milano il monastero aveva una propria sede, un edificio presso la pusterla di Santo Stefano, dove stava il frate negotiator quando doveva trattare gli affari economici e commerciali.

Dal XIII al XVI secolo

Uno dei documenti più interessanti nella storia di Chiaravalle è dato dal Libro de li Prati del Monasterio di Chiaravalle (la cui fotoriproduzione, curata da Luisa Chiappa Mauri e Giovanna Fantoni, è stata edita dalla provincia di milano nel 2001), che risale al 1578 e il cui manoscritto originale è conservato presso l'Archivio di Stato di Milano.
Un'opera preziosa e fondamentale che documenta le operazioni di verifica, ricognizione e misurazione di terre e diritti, ripetute periodicamente e di norma affidate ad agrimensori professionisti, mentre nel 1578 vennero affidate a personale interno dell'Abbazia, che corredò lo studio di schizzi esplicativi e disegni: oggetto dello studio sono i terreni degli immediati dintorni di Chiaravalle, che alimentavano la 'mensa' monastica, e soprattutto il sistema di irrigazione degli stessi.

La pratica dell'irriguo, peraltro, era già ben radicata fin dal XIII secolo. Bonvesin de la Riva, nel suo De magnalibus Mediolani cita fra le 'meraviglie di Milano' anche "i prati, ben irrigati da fertili fiumi e dalle acque di infinite fonti (i quali) forniscono in quantità incalcolabile ottimo fieno", sottolineando che nel contado di Milano i prati sono così tanti che ogni anno forniscono più di 200.000 carri di fieno. E tra i maggiori produttori ricordava "il monastero di Chiaravalle, (che) da solo raccoglie ogni anno nei propri prati più di tremila carri di fieno, come mi assicurano i monaci che vi abitano".

All'inizio del XIV secolo, la terra monasterii doveva aver ormai superato le 5.000 pertiche, pari a circa 327 ettari, in parte servite da una rete irrigua in continuo potenziamento. L'irrigazione consentiva non solo di aumentare la quantità di fieno prodotto, ma anche di migliorarne la qualità. La coltura dell'irriguo era infatti collegata al mercato ma consentiva anche il potenziamento dell'allevamento di bestiame bovino ed equino, dando vita a un sistema misto che integrava l'allevamento stanziale alla vecchia pratica del pascolo brado.

L'epoca di Maria Teresa

Nel 1722, nell'ambito di un'inchiesta preparatoria per attuare nella Lombardia austriaca il catasto cosiddetto di Maria Teresa (1717-1780), risultò che la superficie totale della comunità ammontava a 10.000 pertiche, pari a 654 ettari. Nel borgo esistevano una ventina di case da massaro, in gran parte di proprietà del monastero, due mulini e un'osteria.

Nel 1751, in occasione di una nuova inchiesta delle autorità austriache che governavano Milano, risulta che il comune, con annesse le frazioni di Grancie e Bagnolo, appartenesse alla pieve di Dan Donato, che gli abitanti complessivi fossero circa 800 e che l'estensione totale della comunità fosse di 9840 pertiche, quasi tutte di proprietà ecclesiastica, in gran parte dei monaci di Chiaravalle.

Nel 1771, da una nuova rilevazione risulta che gli abitanti sono scesi al numero di 612: 206 uomini, 184 donne e 155 bambini, oltre a 3 preti e 39 frati, di cui 28 sacerdoti e 11 laici.

Tra Otto e Novecento

Anche Chiaravalle subisce, come tutte le istituzioni religiose, la spoliazione seguita all'espropriazione dei beni da parte della Repubblica Cisalpina nel 1798. Il monastero viene soppresso, la comunità religiosa viene dispersa e i possedimenti dell'abbazia siti in Chiaravalle, fatta eccezione per la chiesa, che diviene parrocchia nel 1799, e della foresteria, vengono messi all'asta e in gran parte comperati dal conte Belgioioso, che in seguito opererà una serie di trasformazioni e demolizioni.

Nel 1805 la comunità di Chiaravalle entra a far parte del Dipartimento dell'Olona cantone III di Milano, con una popolazione di 740 abitanti. Nel 1853 entra a far parte del Distretto II di Milano, con una popolaizone di 1251 residenti. nel 1859 entra invece a far parte del Mandamento XII di Locate, con una popolazione di 1355 persone.

Nel 1860-1861 il monastero subisce la distruzione di molti edifici a est dell'abbazia: in particolare vengono demoliti o sventrati il chiostro grande bramantesco, il noviziato, il dormitorio, la casa dell'abate, la sala capitolare e parte delle cappelle del cimitero, per far posto alla costruzione della linea ferroviaria Milano-Pavia-Genova, che ancora oggi corre a pochi metri di distanza.

Tra il 1894 e il 1898, l'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti riscatta l'edificio dai privati che lo abitavano e ne avevano fatto scempio e dà l'avvio a un restauro generale del monastero, sotto la direzione dell'architetto Luca Beltrami.

Nel 1923 il borgo di Chiaravalle entra a far parte della giurisdizione del comune di Milano.

Il 1° marzo 1952, per interessamento del Cardinale Schuster, tornano a Chiaravalle i monaci Cistercensi e ricomincia la ricostruzione del monastero secondo le connotazioni odierne, con interventi di restauro, tra il 1958 e il 1965, diretti dall'architetto Ferdinando Reggiori.

 

 

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